20 settembre 2015

Matrimonio a Portovenere – il selfie del Prete

Perchè la foto di questo matrimonio a Portovenere ha fatto fatto rumore? Forse perchè racconta un gesto attuale e contemporaneo della nostra vita vissuto però in un contesto diverso.
Il selfie e il bastone sono ormai gesti che hanno invaso la nostra quotidianità, sono diventati un modo per testimoniare sui social la nostra presenza in un posto o vicino a una persona.
Se fino a qualche anno fa veniva visto come un modo esibizionista di raccontarsi i selfie vip di Papa Francesco e Matteo Renzi hanno riscattato questo tipo di fotografia rendendolo accettabile, anzi dandogli un valore si simpatia e di condivisione. Quasi che l’accettare un gesto quotidiano con un politico o un potente aiuti il personaggio ad essere più umano e più vicino alla gente.

Se quindi ormai è normare posare per un selfie ci fa strano vedere che questo gesto sia fatto in un contesto istituzionale come un matrimonio, oltretutto da parte del Prete. Questa foto quindi racconta un qualcosa di particolare, racconta come anche il rito del matrimonio oggi porti dentro di se l’aspetto social e tecnologico, un passo in più rispetto a ciò che possiamo immaginare in una foto di matrimonio.

Ma se noi sfogliassimo gli album quanti segni potremmo trovare del passaggio di epoche e mode? Ho visto bellissime foto con sposi con i baffoni e i pantaloni a zampa d’elefante, ne ho viste altre con matrimoni di massa, o con riti di religioni quasi sconosciute. Questo deve far riflettere sul ruolo che il fotografo di matrimonio ha nella nostra cultura, si può vedere questo lavoro in molti modi, ma io credo che alla fine il fotografo abbia la fortuna di essere un privilegiato spettatore di vari affreschi antropologici. Le nostre immagini, raccontano come la società si evolve, il matrimonio quindi, questo punto fermo che accomuna la maggior parte delle culture diventa la cartina di tornasole che ci permette di capire differenze culturali e temporali. Diventa il metro di paragone ad esempio, tra come vivevano il rapporto con la Chiesa i nostri nonni inginocchiati all’altare e i giovani di oggi che sono dritti in piedi mentre il prete li fotografa. Ma lasciamo che si continui a pensare che il nostro lavoro sia solo fare foto banali per descrivere in modo mieloso il trionfo dei buoni sentimenti, continuiamo a lasciarlo dire agli intellettuali della fotografia, noi siamo troppo impegnati a raccontare la nostra società per occuparci di loro.articolo copia

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