30 agosto 2017

Matrimonio Indiano – parte seconda

Matrimonio Indiano – la festa

Se avete letto il capitolo precedente di questa storia saprete che Sindu e Stephan si sono sposati con un matrimonio indiano nel centro di cultura Indiana di Dallas Texas.

Questo secondo capitolo racconta la fenomenale festa che i nostri sposi hanno tenuto presso l’Hilton di Dallas per celebrare il loro matrimonio.

Dalle mie parti quando si dice fare una cosa all’americana significa fare le cose davvero in grande. Ma se questo fino a ieri era solo un modo di dire dopo questa esperienza ho capito che non è uno scherzo. L’Hilton di Dallas è un palazzo di 15 piani composto da tre palazzi uniti tra loro da una serie si spazi comuni. Prima di fare iniziare a scattare queste foto abbiamo fatto un sopralluogo e siamo rimasti stupiti dalla targhetta della sala: capienza massima 5000 persone.

Ecco immaginate tre fotografi italiani davanti a una stanza completamente vuota e così grande.

Pensate quando la wedding planner ci ha annunciato che di li a poco avremmo avuto davanti circa 900 invitati. Tre contro novecento.

Ci sono momenti nella vita professionale di tutti in cui ti tremano le mani, ecco a me hanno tremato in quel momento.

Non so cosa pensassero i miei compagni di avventura, Damiano e Serena, ma io ho pensato che quella festa sarebbe stata un’occasione incredibile per catturare immagini fantastiche

. Ho pensato che quel giorno le mie macchine avrebbero dovuto dare il 100% e sono sceso in campo. La prima parte della festa è stata molto tranquilla, con dei commoventi discorsi degli invitati, mentre nella seconda si sono scatenati al ritmo di una musica indiana molto moderna. Come da tradizione anglossassone hanno parlato i testimoni e i parenti più stretti degli sposi. Quando scatto foto di un matrimonio mi dimentico completamente di ogni cosa che mi stia intorno e mi perdo in quello che i miei soggetti mi trasmettono. Ricordo quel giorno la sensazione fortissima di essere stato rapito dalle parole del padre della sposa, ricordo il suo discorso, le frasi di lode per la figlia e la sua soddisfazione nel vedere come questa ragazza avesse raggiunto molti traguardi professionali e personali. Ho pensato a quanto dovesse essere orgoglioso di lei, della sua laurea alla Northwestern University. Poi mi sono voltato a cercare gli occhi di Sindhurri e ho trovato un’espressione ancora più commossa. Lì ho capito il legame che univa questa ragazza a suo padre. Gli occhi di Sindu trasmettevano un grande amore, un’unione forte e profonda con questo uomo che le parlava. Credo che un rapporto così forte e complice tra padre e figlia non sia da tutti, a mio modesto parere poche volte ho visto un affetto così chiaro e limpido. Ho invidiato questo padre, ho sperato che un giorno avrei potuto rivolgermi a mia figlia in quel modo. La cosa incredibile è che mentre pensavo queste cose e mi commuovevo ancora non sapevo che stavamo già aspettando Giulia. Un giorno mostrerò a mia figlia le foto di questo matrimonio e le racconterò di quanto in quel momento abbia desiderato che tra noi si creasse lo stesso legame che stringe Sindu a suo padre.

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