26 ottobre 2017

Un mio scatto su National Geographic

 

Credo di aver iniziato ad amare la  fotografia per l’idea di raccontare posti e luoghi, solo dopo il mio interesse è arrivato sulle persone. Ero all’epoca un fotoamatore, forse in fondo al mio cuore lo sono ancora, o forse come dice Erwit: sono un fotografo professionista che fa il fotoamatore per hobby.
 
Qualche anno fa dedicavo il mio tempo libero ai paesaggi, ho girato parecchio per poter scattare in luoghi che reputavo interessanti. Uno di questi viaggi mi ha portato a Neuschwanstein, in Germania. E’ il castello che ha ispirato Disney per realizzare l’ingresso di Disneyland, il castello delle favole per eccellenza. 
 
Come quando si parla di matrimoni,, anche nel paesaggio ci si immagina sempre di arrivare in una location con il sole, la luce giusta e magari una nuvoletta al posto giusto nel cielo.
Ma quella volta in Baviera non andò così, come spesso capita in questo lavoro le cose non vanno mai dritte al primo colpo.
 
Arrivai alle pendici della collina sotto un terribile diluvio, il castello era di fatto perso nelle nebbie e più che il castello delle favole sembrava quello del conte Dracula. 
Impossibilitato a cercare un punto da cui fotografarlo mi decisi a vederlo almeno da dentro, iniziai il tour guidato scrutando dalle finestre il cielo plumbeo e la pioggia scrosciante. 
Non c’era speranza di portare a casa uno scatto e sotto il peso dello zaino sentivo scendere il mio umore.
Terminato il tour il tempo mi stavo avviando verso l’autobus che riaccompagna al parcheggio quando ho notato che le nebbie si diradavano intorno alla costruzione. Che fare? 
Tra l’altro era l’ultima corsa dell’autobus, se lo perdevo significava scendere la collina a piedi sotto la pioggia. 
Dico sempre che un buon fotografo necessita due accessori fondamentali, un poncho e scarpe impermeabili. Bhe quella frase è nata quel giorno, lasciai perdere la corriera e corsi verso il ponte sospeso che è dietro al castello. 
Pioveva, pioveva davvero forte, le gocce coprivano la lente del mio obbiettivo e lo pulivo continuamente con un fazzoletto ( lo so non si fa, ma non avevo un panno in microfibra). Era una vera battaglia tra l’inquadratura che volevo e la lente che si riempiva di acqua.
Abbandonato il 14/24 per l’impossibilità di pulire sempre la lente misi su il 24/70 con il suo lungo paraluce mi permetteva di concentrarmi sullo scatto e non sulla pioggia.
Ho composto nel modo più semplice, ho cercato la foto più elementare e ho scattato.
 
Mentre scendevo sotto il diluvio non sapevo ancora se il mio scatto era riuscito bene, non sapevo ancora che a distanza di qualche anno quella foto sarebbe stata comprata da National Geographic (edizione polacca). 
 
E’ la seconda volta che una mia fotografia finisce sulle pagine di questa rivista e devo dire che è sempre una grande soddisfazione, magari un giorno potrei pensare di diventare davvero un paesaggista professionista. 

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